

A Villa Alfredo il tempo sembra essersi fermato. La tenuta di Alfredo De Paoli è un mondo a parte che si svela a pochi passi dal centro di Pavia. Un tempio equestre con un maneggio, la casa padronale con tanto di stemma araldico ed il cascinale lombardo costruito nel 1882 in cui sono racchiusi anni di vita dedicati ai cavalli. Un’intera ala della cascina è divisa in otto sale stracolme di migliaia di reperti più o meno preziosi riguardanti un mondo ormai svanito.
Migliaia di cimeli raccontano una passione di famiglia iniziata dal bisnonno Angelo nel 1850 e poi portata avanti per quattro generazioni. All’ingresso si trovano subito due carrozze e una slitta da traino per cavalli, selle da amazzone, fruste e frustini, finimenti da carrozza, attrezzi da maniscalco e da cocchiere, abiti di lino e pizzo per signora, sono ordinati nelle sale della scuderia quasi fosse un museo. «La mia è una collezione privata, non un museo spiega Alfredo. Ho provato a farla diventare una mostra permanente aperta al pubblico, ma gli intoppi burocratici sembravano infiniti, così ho deciso di mostrarla soltanto ai veri appassionati che mi vengono a trovare». Abbiamo raccolto questo invito e domenica 2 marzo un nutrito gruppo di appassionati A.F.A.C si è presentato a “VILLA ALFREDO”. Nascosta agli occhi di tutti, dietro una pesante cancellata, Villa Alfredo appartiene da tre generazioni alla famiglia De Paoli, fondatrice nel 1820 della ditta De Paoli, attiva fino agli anni Settanta del secolo scorso nel settore delle pompe funebri e dei trasporti in carro e carrozza (successivamente in automobile), per merci e individui.
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Si varca la soglia, sulla destra c’è una sala dedicata a vecchi articoli di giornale, stampe, acqueforti, dipinti che presentano il cavallo sempre come animale forte ed elegante. Tra i documenti è visibile la pergamena di fondazione della ditta De Paoli, nata come azienda di trasporto, che comprendeva dal servizio rifiuti, al corteggio, alle pompe funebri e trasporto pubblico; «Il nostro era l’antenato del filobus e della corriera. Accompagnavamo signori, principi e marchesi, da Pavia a Milano in otto ore. Arrivati nelle campagne di Binasco si faceva la sosta: il cocchiere stendeva una coperta e apriva fiaschette di vino e cesti di vimini con le provviste per il pranzo». Si fanno notare le fotografie delle gare di eleganza internazionale vinte da Alfredo con le sue carrozze.
Alfredo De Paoli ci mostra fiero ogni suo tesoro, la raccolta si è allargata grazie a donazioni di amici e cavalieri ormai sulla via del tramonto per trasmettere le vestiga di questo mondo. «Sembra quasi un museo – ammette il proprietario Alfredo De Paoli – ed è il risultato di quarant’anni di ricerche, acquisti e baratti con amici e collezionisti provenienti da tutta Europa, se un appassionato mi contatta e mi chiede di visitarlo, certamente non dico di no, ma in generale preferisco godermelo da solo.

Per noi, oggi, il cav. De Paoli si trasforma in maestro: ci spiega come si utilizzano le varie imboccature (morsi), i ferri da cavallo correttivi. Ha persino allestito “La Posta”, un angolo di scuderia, dove si attaccava il cavallo, con rastrelliera per il fieno e mangiatoia, e una sorta di officina in cui si faceva manutenzione alle carrozze per mostrarci come si lavorava un tempo». Facoltosi appassionati lo hanno lusingato, ma di vendere la collezione non se ne parla: «Sono arrivati persino da Oriente con interessanti offerte, ma questa è la mia vita, e non finirà in nessun museo se non qui a Villa Alfredo.
Una mania per i cavalli che ha portato Alfredo non solo a montarli, ma a diventare giudice di gara: «Sono giudice internazionale di attacchi, una qualifica che si ottiene dopo aver accumulato anni di conoscenza e partecipazione agli eventi di Tradizione e alla continua ricerca del sapere. C’è un dress code preciso quando si partecipa a queste competizioni: la carrozza non deve essere soltanto ben tenuta e arredata, ma occorrono paramenti idonei all’evento; dame e cavalieri devono essere agghindati ed abbinati con i giusti colori, il cappello perfetto a seconda della stagione o del luogo, guanti e gioielli compresi».
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Nella terza stanza restano esposte altre tre carrozze, dotate dei necessari accessori, come fari e coperte per i passeggeri. Si possono ammirare una Landau del Settecento, a quattro posti e con un sediolo per il valletto, e una Spider Faeton di inizio Ottocento, scoperta per la stagione estiva, a guida padronale a due posti. Ho riservato la quarta sala all’abbigliamento d’epoca, prosegue Alfredo, vi ho inserito cappelli da uomo e da donna, biancheria intima con e senza pizzo, per nobili e servitù. Ci sono scarpe, stivali per cavalcare e livree, borse e cappelliere. Ne ho a centinaia: alcuni materiali appartenevano alle mie bisnonne o nonne, altri me li sono procurati negli anni.
Nella quinta sala sono esposte ruote in legno, un carro da lavoro francese risalente all’Ottocento, corde, imboccature e ferri. Insieme alle carrozze abbondano timoni, stanghe e fanali, oltre a un simulatore di guida per attacchi. Non mancano cappelli, tricorni e parrucche che cocchieri e lacchè indossavano a seconda delle necessità e numerose splendide livree corredate dai relativi guanti e fruste utilizzate. Si possono ammirare gli attrezzi da sellaio e da maniscalco fino agli strumenti per la chirurgia veterinaria.
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Si continua con una sezione solo per morsi e selle, poi con una sala di lettura, dove è possibile consultare gli oltre 700 libri di De Paoli sul mondo dei cavalli e dove sono in mostra le coppe, i premi e le coccarde vinti dal padrone di casa nella sua lunga carriera di istruttore di equitazione e giudice di attacchi. L’ultima sala raccoglie bastoni da passeggio, oggetti per la toelettatura degli equini, fotografie di De Paoli durante gare d’equitazione, ancora morsi e attrezzatura varia. Ci fa notare esposta sopra una vetrinetta una pregevole frusta ad ombrellino, un’autentica rarità.
Se le nobildonne in carrozza potevano ripararsi dai raggi solari con ampi cappelli e ombrellini ricamati, diversa era la situazione per le signore guidatrici che si cimentavano nell’arte delle redini lunghe. Gli ampi cappelli erano di intralcio nell’uso della frusta, le mani occupate a tenere le redini e la frusta non potevano di certo reggere anche l’ombrellino. Si veniva così a creare una situazione di disagio, o rinunciare al piacere della guida alle redini lunghe o abbronzarsi il viso e perdere un indispensabile requisito di bellezza. L’idea venne a un "frustaio" inglese "B.ELLAN" abbinare il manico della frusta al manico dell’ombrellino parasole, nacquero così le " Ladies parasol whip" che permettevano alle intraprendenti guidatrici di rispettare le regole di "etichetta" destreggiandosi alla guida delle redini lunghe. Oggigiorno è quasi impossibile reperire una frusta di questo tipo, pochissimi sono gli esemplari di queste particolari fruste per Signore guidatrici che sono pervenute sino ai giorni nostri, grazie ad Alfredo ci è offerta l’occasione per ammirare questo esemplare unico in Italia.

In un’altra stanza della cascina tengo un laboratorio, aggiunge il proprietario, nel quale costruisco fruste ancora con le tecniche tradizionali e restauro i reperti compromessi. Ho una passione per queste cose che non so spiegare. Ogni sera faccio un giro per i corridoi del mio regno assicurandomi che nulla sia fuori posto, mi autocompiaccio per l’ordine e per la grandezza del patrimonio, dopo vado a letto contento».
Una collezione unica e completa, dove sicuramente si possono trovare risposte a ogni quesito. Grazie al certosino lavoro di Alfredo De Paoli, che oggi abbiamo avuto la possibilità di accrescere la nostra conoscenza in modo esponenziale, una visita che consigliamo a tutti amanti di questo universo perché certamente troveranno, anche i più informati, qualcosa di sconosciuto al loro sapere.
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L’A.F.A.C a nome di tutti i partecipanti ringrazia immensamente il Cavalier Alfredo De Paoli per tutta la sua disponibilità, sicuramente torneremo per una seconda visita.
GRAZIE
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